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Recensioni di "La tosa e lo storione"

La Repubblica - 14 Marzo 2008
La Padania dura e nebbiosa di Balasso
di Anna Bandettini

Ha lo stesso respiro del fiume, La tosa e lo storione, lo spettacolo che Natalino Balasso sta presentando in questi giorni al Crt – Teatro dell’Arte. Un respiro lento, continuo, senza sobbalzi. Può non piacere, ma come succede davanti ai fiumi, si resta straniati, perfino un po’ fascinosamente ipnotizzati. Di fiume, d’altra parte, è imbevuto questo spettacolo che Balasso, ormai calato nella sua seconda vita artistica – lontano dalla tv che lo rese popolare coi suoi personaggi comici, come ai tempi della Gialappa’s- ha scritto, diretto e interpretato, tornando nella terra della sua famiglia, delle sue radici, della sua lingua, della sua cultura. Tra Rovigo, Padova e il delta del Po, dove costruisce una storia bella e terribile. Quasi una fiaba, semplice, austera e un po’ retrò dedicata al Po dimenticato e ai suoi abitanti, uomini e donne la cui vita non si è mai mossa da Porto Tolle o San Nicola e da quella riva del Po dove il tempo si misura tra “l’epoca del pesce siluro” e quella del mitico storione che oggi è così raro da essere legato ai sogni. Si parla del Faina, del Torbolo, di altra strana gente… dalla vita arcaica, ferma ma su cui, con vera abilità narrativa, Balasso fa calare poco a poco una nebbia scura e malsana, ombre truci di vigliaccheria e avidità. Una storia forte, che Balasso-attore porta in palcoscenico con un minimalismo teatrale radicale, anche troppo: nessuna azione, pochi movimenti. Nemmeno un’onda, né emotiva, né espressiva. Fluviale, appunto.
P.S. Bisognerebbe vietare agli attori, specie ai bravi, l’uso dei microfoni che appiattiscono le espressioni a quelle di uno speaker tv. Come Carmelo Bene insegnava.