Il Giornale di Vicenza - 12 Febbraio 2008
Balasso, storie e leggende del delta
“La tosa e lo storione”, in una duna lungo il Po, racconta realtà e fantasie della povera gente.
di: Lino Zonin
Noventa (Vi)
Da un po’ di tempo Natalino Balasso è in fuga dal suo passato di cabarettista. Per prima cosa ha ripudiato la tv, che pure gli ha dato grande notorietà consentendogli di farsi apprezzare tra i comici di Zelig, e poi ha intrapreso un percorso teatrale di ricerca, scrittura e rappresentazione di storie a metà strada tra la comicità popolare e il teatro colto. La tosa e lo storione, l’ultimo tassello di questo suo mosaico, è stato presentato con successo al teatro Modernissimo di Noventa.
La scena in cui l’attore recita il suo monologo raffigura uno “scano”, tipica duna del delta del Po che per qualche mese all’anno viene sommersa dall’acqua e si trasforma in isola.
Lo scheletro di una barca in rimessaggio, arnesi da pescatori e detriti vari, alcuni estratti dalla pancia di un voracissimo pesce siluro, ingombrano il palco e raffigurano un realtà povera e dimessa.
Un pescatore racconta con il suo frasario colorito, segnato dall’inconfondibile cadenza veneta, una storia antica di miseria e di violenza, di quando il delta era una terra dimenticata da Dio e dagli uomini. Forse è per rimediare ad un così lungo periodo di abbandono che Gesù Cristo, accompagnato da San Pietro, decide di fare un giro tra i casoni per vedere se si può recuperare qualche anima. Gesù dovrebbe mantenere l’incognito, ma ogni tanto la voglia di fare un miracolo gli prende la mano, come quando trasforma in Brunello di Montalcino il bicchiere di vino scadente offertogli da una massaia.
I due divini pellegrini trovano un mondo duro e primordiale, nel quale il tessuto sociale è completamente degradato e dove dominano incontrastate l’avidità e la vigliaccheria, i peggiori tra tutti i difetti. Incontrano anche il nostro pescatore, perché è proprio a causa sua che hanno intrapreso il loro lungo viaggio.
Prima di consegnarsi ai suoi carcerieri, il narratore ha avuto tempo di ricordare i tempi epici del delta, di quando dal Danubio non era ancora arrivato il flagello del pesce siluro e bastava pescare uno storione, pesce raro e pregiatissimo, per poter pagare i debiti di tutta una stagione.
In quegli anni, i primi del secolo scorso, poteva capitare che una ragazza, unica femmina tra dieci figli maschi, crescesse come un uomo e fosse costretta a pagare con la vita quell’innocente inganno quando, per il prorompere della sua femminilità, il travestimento si era rivelato inutile.
La triste sorte della “tosa” si incrocia con le voci di una leggenda ancora viva tra le dune del Po: quella di Ciceruacchio, il capopopolo che aveva guidato i romani nei moti del 1848 e che, fuggiasco assieme a Garibaldi, venne catturato e fucilato dagli austriaci proprio sul delta del grande fiume.
Si racconta di una borsa piena d’oro che Ciceruacchio aveva con sé e che un oste traditore avrebbe seppellito in uno “scano”: nessuno ha mai trovato quel tesoro, almeno finchè un assassino non ha scavato una buca per sotterrare la sua vittima.
I toni cupi di questa poco edificante vicenda vengono stemperati da Natalino Balasso con un sapiente dosaggio di pathos e comicità.
Il merito dell’attore polesano è di tenere accesa la fiamma dell’attenzione per tutta la durata della recita senza esagerare nelle battute: gli basta accentuare solo un po’ la cantilena veneta e il pubblico va in visibilio, ma lui si contiene, fedele al proposito di diventare un attore “serio”.
Grandi applausi, alla fine, dal pubblico di Noventa.
Lino Zonin
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