Il Gazzettino di Rovigo – 10 febbraio 2009
Messaggio d’intenso amore per il Delta da Natalino Balasso a Badia Polesine
di Paolo Aguzzoni
Un Natalino Balasso in forma, ironico e quindi pungente sino a toccare gli strati più profondi, riflessivo e quindi attento a consegnare un messaggio di grante intensità morale ed etica, ha aperto con successo martedì scorso la stagione teatrale di Badia Polesine.
Non molto il pubblico presente: anche il sindaco Paolo Meneghin non ha potuto non constatarlo nel porgere il saluto ai presenti per l’avvio di questa nuova puntata teatrale. Ma a Badia Polesine le cose vanno così in un momento di quasi grigia rassegnazione.
Rassegnazione che “La tosa e lo storione” hanno messo da parte sin dalle prime battute: si è capito subito che Natalino Balasso, autore e interprete di questo monologo, non avrebbe fatto solo il comico, ma sarebbe andato ben oltre, riuscendovi, per l’intero spettacolo che dura un’ora e mezza.
Se si prende come riferimento l’ambientazione, Balasso ha portato con sicurezza il pubblico nel Delta del Po, fra le sue “fumane”, nel suo “altro tasso di umidità”, nella laguna e nei canali che la tagliano. Ha messo tutti a proprio agio: sembrava proprio d’essere sul posto. Se si prende la storia anche qui i riferimenti non sono mancati dall’assassinio del garibaldino Ciceruacchio e del figlio tredicenne per mano degli austriaci, alle due guerre, al boom economico, ai giorni nostri: Balasso è sembrato dare anche dignità storica al mondo deltino.
Belli e comici i momenti dedicati al passaggio di Gesù e di San Pietro che si imbattono nella gente del Delta: comicità vera e quindi anche amara. Ma i tratti più riusciti sono stati quelli dedicati al vissuto delle genti del Delta: storie intense, di quelle che dietro la patina romanzata dei racconti di paese, hanno sempre un risvolto che va dritto all’animo e lasciano tracce di tristezza. Come triste è il finale della storia della “Tosa”.
Un bell’insieme raccontato a spezzoni saltando da una storia all’altra con un inizio quasi caotico e che nel procedere ha sapientemente ricucito per farne un mosaico da conservare.
Balasso ha lasciato davvero un bel segno e una sorta di messaggio per chi il Delta lo vuol conoscere meglio: basta scavare sotto la sabbia per trovare voci e storie che non chiedono altro di venir conosciute. Come quella della “Tosa e lo storione”: quasi un inno a non essere vigliacchi come hanno suggerito le battute finali.
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