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Il Gazzettino – 06 febbraio 2010
L’umanità dei pescatori
di Enrico Mancia
Sala del cinema teatro Trieste, a Porto Viro, gremita in ogni
ordine di posti e grandi applausi, in occasione della rassegna teatrale
2010, per assistere alla pièce “La tosa e lo
storione”, il monologo tragicomico che ha visto un grande
Natalino Balasso non solo nelle vesti di interprete, ma anche di
drammaturgo e di regista.
Ridotta all’essenziale la scenografia che si limitava
all’ossatura di una barca da pesca e a una grande luce a
mo’ di lampara, il che aveva l’effetto di concentrare tutta
l’attenzione sul personaggio. Balasso è un polesano che ha
scritto e rappresentato un’opera che è un grosso atto
d’amore verso la sua terra, il Delta (terra anfibia, fatta di
secche, di “scani” e di barene, su cui incombe il grande
fiume, il Po). Omaggio soffuso da certa vissuta nostalgia, verso la
vita “tirata con i denti” delle passate generazioni di
pescatori, che si affidavano al grande fiume anche con le nebbie
più impossibili, alla ricerca della “pesca
miracolosa” di uno storione.
Bella ed efficace la recitazione di Natalino, che non ha certo fatto
cadere il suo lungo monologo nella noia. Un monologo, del resto, pieno
di interessanti reminiscenze storiche, quali dell’eccidio che
vide martire a San Nicolò d’Ariano (l’attuale comune
di Porto Tolle), il capopopolo Angelo Brunetti detto il Ciceruacchio,
garibaldino che cercava disperatamente di raggiungere la Repubblica di
Venezia che ancora resisteva. Ricco pure di considerazioni dal tono
filosofico, ma anche di battute ricche di arguzia popolana il suo
dialogo, come quando parla dei pesci: “Sono difficili da capire,
perché hanno sempre la stessa espressione”.
La pièce assume momenti intensi quando narra la fine della
“tosa”,...
(... omissis in quanto
rivelatore della trama)
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