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Recensioni di spettacoli vari

Il Gazzettino - 11 Agosto 2007
Balasso e i "spersi" di Gino Piva
La riscoperta di un poeta veneto
di: G.A. Cibotto

Serata alquanto drammatica quella di giovedì, turbata da una pioggia intermittente che ad un certo punto ha indotto gli organizzatori ad abbandonare il chiostro del Museo di San Francesco per puntare nel luogo dove durante l'anno vengono presentati gli spettacoli di ogni genere.
Lo spostamento è costato un tempo alquanto lungo, per cui Natalino Balasso , spalleggiato dal chitarrista Valter Tessaris, ha iniziato il suo spettacolo con notevole ritardo. Nonostante questo particolare, allorché Balasso ha iniziato, tutti i posti erano stati occupati ed il pubblico non ha lesinato gli applausi al protagonista della serata che con "I spersi de sta tera" ha fatto conoscere Gino Piva, uno dei poeti più significativi del Novecento veneto.
Purtroppo dimenticato dalle vecchie generazioni ed ignoto alle giovani, nonostante sia stato un politico originale, un giornalista che ha lavorato sul filo della competenza ed un poeta che ha scritto una serie di liriche sorprendenti, in gran parte dedicate alla terra polesana, da lui cantata dall'«inizio alla fine della sua esistenza, quando si era ritirato nella provincia lagunare mettendo in ordine la sua biblioteca, sognando di accontentare gli amici che continuavano ad invitarlo a raccogliere le sue liriche ormai introvabili, che Balasso ha recitato usando in particolare il volume ormai introvabile pubblicato lustri addietro da un noto istituto che ha sempre avuto un ruolo dominante fra Padova e Rovigo.
La serata divisa fra la lettura delle sue liriche su «i spersi de sta tera», vale a dire pure oggi la fascia meno nota, è stata per molti spettatori una sorpresa dati i progetti industriali che continuano a ripetersi senza mai eventi di rilievo. Per fortuna in un passato ancora ricordato dalla terra stretta tra Adige e Po sono stati attratti gli uomini di cinema, che hanno rivelato con i loro film certi incanti quasi magici. Evocati alla sua maniera da Balasso con una grande bravura, che ha confermato la sua abilità nel celebrare la terra della bassa, dove le sorprese sono frequenti, specie nel periodo invernale. Nel quale tuttora accadano eventi dei quali Gino Piva ha celebrato episodi che sorprendono il lettore riuscito talora ad impadronirsi di qualche sua opera, evento che accade sempre più di rado.
Insomma bene ha fatto Balasso in giorni che ormai della poesia, specie in lingua veneta, sono dimentichi, a ricordare un gruppo di liriche suggestive, che ogni volta vengono ricordate confermano la grande qualità inventiva di Gino Piva, che sarebbe tempo venisse fatto conoscere pure alle nuove generazioni. Viene spontaneo a questo punto elogiare Balasso per la felice serata, durante la quale ad intermittenze è stato accompagnato dalla chitarra di Valter Tessaris, pure lui festeggiato dal folto pubblico che riempiva la sala.