|
Hystrio – Ottobre/2009
Shakespeare alla veneta
LA BISBETICA DOMATA, di William Shakespeare. Adattamento di Piermario
Vescovo. Regia di Paolo Valerio e Piermario Vescovo. Scene di Giuseppe
De Filippi Venezia. Costumi di Chiara Defant. Luci di Enrico Berardi.
Musiche di Antonio Di Pofi. Con Natalino Balasso, Stefania Felicioli,
Linda Bobbo, Ursula Joss, Silvia Masotti, Marta Meneghetti, Lucia
Schierano, Carla Stella, Antonella Zaggia, Camilla Zorzi. Prod. Teatro
Stabile di Verona. ESTATE TEATRALE VERONESE.
di Roberto Rizzente
Ci avevano provato Testori e, in misura minore, Eduardo. Non sono molti
i casi, nella storia del teatro, in cui l’opera di Shakespeare
è stata riscritta o tradotta in uno dei tanti dialetti regionali
nostrani. Può destare quindi sorpresa l’operazione di
Paolo Valerio e Piermario Vescovo, che della celeberrima Bisbetica
domata hanno presentato alla LXI Estate teatrale veronese
un’edizione in veneto. Non si può dire che il risultato
deluda le aspettative: la traduzione di Vescovo è godibilissima
e divertente, perfettamente comprensibile anche da un pubblico non
autoctono. Il dialetto dà luce e colore al linguaggio
shakespeariano, ne esalta il vigoroso realismo e lo restituisce alle
sue alte dimensioni poetiche, radicandolo in un tessuto narrativo che
è esemplare per ritmo e intensità. Senza rinunciare, per
questo, ai contenuti: i due registi sono bravi a non cadere nella
tentazione dello spettacolo di maniera, dipingendo un affresco colorito
e vivace sì, ma che non rinnega in nulla la complessità
filosofica del drammaturgo inglese. Prova ne è che il prologo
– trascurato in altre, più celebri, versioni – viene
qui integrato con tutto il suo carico di problematicità,
stemperando la dimensione realistica della vicenda in quella
ambivalente del sogno. Lo stesso cast di attori, ribaltando la
tradizione elisabettiana, e fatta eccezione per Balasso, è
interamente costituito da donne che, sedute alle toilette ai lati del
palco, osservano dall’esterno lo spettacolo, prima di calarsi nei
panni di un personaggio. Mentre la scenografia, invece di essere
sistemata, una volta per tutte, su pannelli al fondo della scena, viene
disegnata di volta in volta da un illustratore –il bravo Gek
Tessaro -, e proiettata in tempo reale sul palco. Tutte invenzioni,
queste, che arricchisono la portata metateatrale dello spettacolo,
traformandone i presupposti comici in un’originale riflessione
sul significato del sogno e della realtà, ben bilanciata nelle
sue componenti goliardiche e filosofiche. Nel mezzo, a tenere unite le
fila, un cast di attori veramente all’altezza, tra cui
giganteggia Natalino Balasso, bravo quanto basta per divertire il
pubblico con la sua irresistibile verve e destreggiarsi con
disinvoltura tra le pieghe di senso nascoste nelle parole del Bardo. |