Il Giornale di Vicenza - 10 Aprile 2005
Miti in Val Padana
Balasso racconta le origini del mondo
di: Floriana Donati
Valdagno. Tre battute d'esordio in plateale cadenza padana, tanto per riscaldare l'ambiente, e il teatro Super di Valdagno che sfiora il pienone vien giù dalle risate del pubblico di ogni età.
Poi Natalino Balasso comico di professione e mattatore unico di questo suo nuovo monologo Ercole in Polesine, ovvero il mito greco tra i fumi della Val Padana, scritto, diretto e interpretato da lui stesso, entra subito in medias res e attacca con una sfilza di svarioni etimologici su Thiene, Schio, Malo e altre amenità da far sciogliere le mani degli spettatori nel primo dei numerosi applausi terapeutici.
Prima di raccontare le gesta di dèi ed eroi della mitologia Balasso butta là un po' di infarinatura casereccia e comicissima su semantica, filosofica, religione, scienza e psicologia come antefatto, tanto per restare in tema di classicità, in grado di dare un assaggio del "mythos" greco com'era inteso davvero: un tutt'uno di parola ed essere perché «siamo un libro pieno di segnali da decifrare». Ma tutto ragionato è il tessuto del monologo di Balasso che fa uno zapping divertente e credibile tra gesta di dèi, eroi e comuni mortali da far invidia a più di un insegnante di letteratura.
A far ridere il pubblico per due ore e mezzo è il mito stesso. Non serve inventare un nuovo copione, lì ce n'è abbastanza: la psiche tra sublimazione e perversione. Zeus, Ade e Poseidone che si spartiscono il mondo, Ercole impegnato in fatiche che inorgogliscono mamma Era («a quei tempi si chiamava È» impone la grammatica), Ulisse eterno mandrillo in giro per il Mediterraneo e una corte di divinità dispettose e vendicative che risolvono i problemi con disinvolta crudeltà. Balasso smitizza. Azzarda con rispetto persino temi religiosi nel parallelo tra preghiera pagana e cristiana, tira in campo la filosofia cinese dello Yin e Yang polarità di maschio e femmina, per risalire al matriarcato delle prime divinità fino all'arrivo degli dèi maschi e via via navigando con la fantasia sulle rotte degli Argonauti, di Fetonte fino ai viaggi turistici di oggi spacciati per culturali, la crisi della coppia e della famiglia «L'eroe nel significato antico di colui che si sacrifica oggi non c'è più» rivela.
E a mano a mano che avanza nel racconto, pieno di deviazioni e intermezzi a raffica, purifica il linguaggio che alla grassa parlata padana comincia ad alternare una dizione sempre più classica fino all'appendice conclusiva con il vertiginoso scioglilingua in forbito stile.
Il vero comico deve essere molto serio. Il pubblico coglie al volo la lezione e applaude convinto.
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