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La tosa e lo storione

"La tosa e lo storione nasce con l'idea di creare un osservatore privilegiato e solitario (un disperso su di uno scano* del delta del Po) il quale osserva non solo il paesaggio del delta, immerso nelle sue nebbie, col sapore dolce-salato di un luogo in cui il fiume incontra il mare, ma anche il tempo trascorso in quel luogo. Il viaggiatore rivive momenti storici e antichi momenti di vita quotidiana, che sembrano essere stati fissati nel presente come per un effetto magico. Ecco perchè tutto è dilatato, come se un fatto come la fucilazione di Ciceruacchio** (avvenuta nel 1849) fosse contemporanea all'avvento del navigatore satellitare per automobili. Nella geografia degli avvenimenti, le mappe sono le stesse, siamo noi a leggerle diversamente, a seconda dei punti di osservazione.
La storia principale narrata nello spettacolo avviene negli anni trenta, periodo durante il quale la gente è povera e lo storione diventa raro. Inizia nel delta una caccia all'oro: pescare un grosso storione può equivalere a campare un anno intero. La vita torna primitiva, la gente pesca nuda, sulle barche vengono poste le immagini dei santi, si torna al ricordo di quando i santi camminavano sulla terra. Tutto è legato alla fortuna, in un mondo magico nel quale accostare due santi incompatibili sulla barca può farti andare male la giornata. Nel frattempo un'altra inquietante magia attraversa il mondo: la modulazione di frequenza. Attraverso la radio, la gente viene convinta dell'idea che i soldi non sono fatti solo per essere nascosti, servono anche a comprare delle cose. Sono gli anni della rinascita economica dopo il crollo della borsa di New York, avvenuta nel 1929, in seguito all'intensificarsi delle transazioni causate dall'adesione quasi generale al modello che allora veniva definito "Liberismo economico". Tutti sono ammaliati dalla magia del debito.
E' questo clima che genera una storia di povertà, di pane rubato, di sesso proibito. Tutto questo è comico visto da distante, è tragico visto da vicino."

"In questo monologo, si rappresenta in maniera consistente la magia. La vediamo nel sogno, che i pescatori devono fare, se vogliono pescare lo storione (senza sognare non si pesca; un pescatore del luogo, negli anni '40, dirà: "E' il mestiere che porta a sognare"***), la vediamo nel ricordo di quando, come diceva il poeta della Rovigo ottocentesca Gino Piva: "I santi si vedevano passare sui campi"****. Gesù e San Pietro vagano per il delta del Po, in incognito, per osservare se per caso la regressione sociale del luogo non sia senza ritorno. Vediamo poi la magia nella "tosa", una ragazza che viene spacciata per maschio, fa lavori da maschio, dicono che sia un ragazzo muto, ma sarà il suo corpo a parlare per lei. E di nuovo, vediamo la magia nel protagonista che racconta una storia di cui non sembra così tanto protagonista eppure mostra di conoscerne lembi segreti."

Natalino Balasso

* Scano è parola dialettale. Lo scanno altro non è che un cordone dunoso, che spesso viene interrotto dall'acqua formando anche vari isolotti. A volte uno scanno può congiungere due isole, oppure un'isola alla terraferma. Si tratta di terra che a volte è sommersa dall'acqua per qualche mese l'anno. La parola è contenuta anche nel titolo di un celebre film degli anni '50 ambientato nel delta del Po: "Scano Boa".

**Angelo Brunetti, detto Ciceruacchio, catturato mentre fuggiva al seguito di Garibaldi, la cui storia viene solo accennata nel monologo, per me è una figura significativa di un mondo che aveva orizzonti forse più vasti del nostro. Un uomo poteva partire da Roma, o dalla Spagna e venire a morire nel delta del Po, e non per avidità mercenaria o per curiosità turistica, solo perchè riteneva che le idee non avessero confini geografici. Allo stesso modo, nel monologo si parla di donne e uomini che non si sono mai mossi dal luogo di nascita, e di come il mondo doveva sembrare loro inesplorato e insidioso. Sono due estremi di una visione del mondo ancora concreta, priva di virtualità telematiche, ma forse più profonda.

*** Dal libro di Gian Antonio Cibotto e Renato Dall'Ara: "Il sogno dello storione" (2004, Panda edizioni)

**** Dall'introvabile raccolta di poesie di Gino Piva, fondatore dei primi movimenti socialisti polesani, dal titolo "Canti de Adese e de Po" (Canzoni d'Adige e di Po), il verso è in dialetto polesano e dice: "Al tempo dei tempi de quando, i diseva/ che i santi passare in tei campi, i vedeva".