Il Corriere della sera - Max 04/04/2007
Giù nella bassa
Un sorprendente romanzo di Natalino Balasso.
di Giovanna Zucconi
È che mentre leggi senti la sua voce, sua di lui Natalino Balasso, ne senti le intonazioni, la cadenza dolente e stralunata, le accensioni improvvise, e il dialetto veneto che c’è quando c’è (infati, altessa, falo comodare, non sapiamo gnente) e anche quando non c’è, in filigrana, nel ritmo. Beato lui che ce l’ha, un dialetto, e insieme al dialetto le storie e i personaggi da paese della bassa rovigotta di Livello di guardia (Mondadori). E insieme al dialetto e alle storie e ai personaggi anche echi letterari potenti: ad esempio di Luigi Meneghello, veneto pure lui, che per chi non lo sapesse è il più grande scrittore italiano vivente, e Balasso l’ha portato splendidamente in teatro e adesso lascia che riaffiori, qua e là, in questo suo “romanzo umido”, così lo chiama. È una storia di terre sempre sotto minaccia di inondazioni del Po, e di vite sotto minaccia di violenze e segreti. La provincia, oggi: formicolante di imprenditori, appuntati, baristi, vecchiette, smemorati. Il “livello di guardia” è quello delle acque fluviali, più ancora quello dello sfascio antropologico imminente. Detto, però, senza fare la morale: invece raccontando, e prendendosi contemporaneamente sul serio e in giro. Che bisogna essere bravi, per farlo.
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