libri >> Recensioni >> L'anno prossimo si sta a casa >> Oggi

 

 

 

L'anno prossimo si sta a casa: recensioni

Oggi, 02/02/2005

SONO UNO SCRITTORE: NON C’E' DA RIDERE
di Alessandra Casella

Chi lo conosce per le apparizioni tv rimarrà sorpreso nel leggere il suo thriller ambientato tra l’Italia e Creta: perfetto nell’intreccio, nella descrizione dei personaggi e nello stile. Ispirato a Hitchcock e, dice, “alla nostalgia per le coppie d’una volta”

Lo abbiamo conosciuto come comico tv, con le sue fulminanti interpretazioni dell’attore di nicchia che in realtà fa film porno, del professor Anatoli Balasz, del più recente e surreale Berto con la Gialappa’s. Fino ad aprile girerà con “Ercole in Polesine”, un monologo teatrale sui miti greci che ha immerso nella nebbia delle sue terre, trasformandoli in uno spettacolo divertente ed intelligente. E sugli scaffali delle librerie fa bella mostra di sè “L’anno prossimo si sta a casa” (Mondadori, 13,00 euro).
L’autore? Natalino Balasso, naturalmente!
Ma se pensavate d’ aver a che fare col solito trasferimento su carta di personaggi comici, vi sbagliate: questo è un romanzo vero, con una storia che vi appassionerà e uno stile personale che vi sorprenderà. Non è la prima pubblicazione di Balasso, però è la prima volta che si cimenta col romanzo. “Una decina d’anni fa avevo scritto dei racconti, ma ero un emerito sconosciuto e non ho venduto niente! Poi ho pubblicato due volumi legati ai miei personaggi, quasi dei gadget televisivi, insomma. Avevo proprio voglia di scrivere qualcosa che avesse senso anche il giorno dopo!”, mi dice Natalino. Il romanzo comincia a stupire già dalla scelta dei protagonisti. Lui è Settimo, un ferroviere di Chioggia poco più che sessant’enne: un uomo amareggiato dalla vita, contro cui conduce una personale battaglia quotidiana. Da qualche giorno è andato in pensione e, di tanti anni di lavoro, gli è rimasta solo una piccola locomotiva placcata in oro e l’addio organizzato dai colleghi (“Uomini baffuti con ricordi baffuti, ruggine sui pasticcini e vino da bottiglione”). Lei è Anna, simpatica insegnante di 59 anni portati bene (“Come se gli anni si portassero e non si perdessero per strada”, scrive), abituata da sempre a tener testa al marito con ironia e buon senso. Per festeggiare i trent’anni di matrimonio e la pensione, partono per un viaggio a Creta. Nonostante le continue polemiche di Settimo, il viaggio pare funzionare. Ma, poco prima di ripartire, la loro stanza viene svaligiata. La sfortuna non finisce qui: al ritorno a Chioggia Anna viene rapita, e una voce dall’accento greco dice per telefono a Settimo che la riavrà solo in cambio del Disco di Festo, il misterioso manufatto arcaico in vendita come souvenir...La storia si snoda tra bande criminali, immigrati clandestini, ricconi americani, poliziotte con la passione dei computer e bulimici investigatori privati.
Un giallone in piena regola? “Più che altro qualcosa che ha come referente la leggerezza di Hitchcock quando dipinge momenti di vita tranquilla che vengono attraversati da bufere improvvise, che però lasciano sempre una rigenerazione e una ricrescita”, dice Balasso.
La sua storia di provincia, anche se condita di giallo, è infatti più tenera che violenta, più umana che poliziesca. Ed è scritta benissimo. Balasso alterna una prosa secca ed efficace con descrizioni acute e piene di umorismo. E non mancano momenti di vera poesia, magari proprio quando l’argomento è più crudo.
“Amo gli scrittori che cercano linguaggi particolari, uno stile tutto loro, come Raymond Queneau. Per uno come me, che non dimentica mai di essere un guitto, scrivere un libro usando un certo linguaggio è un modo di giocare. Anche nei miei spettacoli teatrali cerco sempre di costruire linguaggi che, senza essere spiazzanti, risultino comunque originali”. Per chi già apprezza Balasso, il romanzo sarà un’ulteriore conferma del talento di questo comico che ora si può considerare a tutti gli effetti anche uno scrittore, con una storia che ha per vero protagonista l’amore tra due anziani, descritto senza romanticismi, ma con tanta tenerezza. “Ho una sorta di ammirazione per questo tipo di legami che vanno scomparendo: oggi se non si va più che d’accordo, ci si molla”, spiega. “Invece le generazioni passate avevano un senso di resistenza forse a volte eccessiva. E poi le coppie anziane sono spesso caratterizzate da una certa litigiosità senza eccessi, persino divertente, che m faceva gioco nella dinamica del romanzo!”
Un vero giallo-rosa, dunque? “Bè, io lo chiamerei piuttosto un romanzo....Beige!”.